Assolo
Assolo

Laura Morante ha accompagnato il suo Assolo (Solo) a New York, in occasione della premiere americana del film a Open Roads, il festival newyorkese del nuovo cinema italiano.

Assolo è un’analisi introspettiva tutta al femminile, messa in scena attraverso un film garbato, divertente e malinconico, di cui la regista ci ha parlato davanti a un caffè.

Come è nato Assolo?

“Il lavoro di scrittura è stato molto lungo e complesso. Avevamo molto materiale ma non riuscivamo a trovare il modo di farlo stare insieme. Dopo circa tre mesi che eravamo fermi, c’è stato un momento in cui io mi sarei arresa, ma il mio co-sceneggiatore Daniele Costantini mi ha convinta a provare ancora per una settimana. Così siamo andati avanti, e proprio in quella settimana sono riuscita a sbloccarmi ed è nata la storia”.

Assolo è concentrato sulla figura di Flavia, un personaggio amabile nelle sue insicurezze e nella ricerca di una sua propria personalità tra le vite di altri. C’è qualcosa di Laura nella protagonista o nel film?

“C’è qualcosa di personale, ma non è un film autobiografico. Qua e là sono evocate cose realmente accadute non a me personalmente, ma a persone a me vicine. Come ad esempio il gioco dell’ocqua, che è ispirato a un gioco sadico che facevano mia madre e i suoi fratelli ai danni di una zia molto fragile. Scherzo che nella realtà si concludeva sempre in modo molto più tragico di quanto rappresentato nel film”.

Laura Morante
Laura Morante

Nel confronto tra cinema italiano e americano, cosa può insegnare il nostro cinema?

“Non saprei, credo che si debba raccontare quello che si conosce, prendere il nutrimento da ciò che si conosce davvero. L’ispirazione dovrebbe restare autentica, prendere nutrimento da quello che si sente sulla propria pelle.

Penso che il cinema italiano abbia interesse a rimanere se stesso, a non imitare quello americano, restando vero e autentico. Più il nostro cinema resta legato alla nostra cultura, più può avere da insegnare”.

Cosa si aspetta da questa esperienza americana, qui a Open Roads?

“Non mi aspetto niente. Mi diverte essere qui e vedere come reagisce il pubblico”.

Progetti futuri?

“Ci sono progetti legati alla scrittura, anche non direttamente legati al cinema. Stiamo cominciando a lavorare su delle idee con Daniele Costantini”.

Impressioni su questa esperienza alla regia?

“In questa fase della mia vita, dopo aver fatto per tanti anni l’attrice, mi diverto a fare altro. E’ anche un modo per restare giovani, rischiare e rinnovarsi”.

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